Test del poligrafo: quante domande si possono fare e come vengono formulate?

Quando una persona mi contatta per effettuare un test del poligrafo, una delle prime domande è spesso:
“Quante domande posso fare durante il test?”
La risposta sorprende qualcuno, perché la macchina della verità non funziona come un interrogatorio nel quale il cliente prepara una lunga lista di domande e l'operatore le legge una dopo l'altra.
In un test correttamente impostato non conta fare molte domande: conta formulare bene quelle realmente importanti.
Il cliente mi spiega innanzitutto quale fatto vuole verificare. Da quel momento inizia il lavoro di preparazione del test.
Le domande del poligrafo le fornisce il cliente?
Il cliente fornisce soprattutto i fatti, il contesto e il dubbio che vuole chiarire.
Può naturalmente indicare le domande alle quali vorrebbe ottenere una risposta, ma questo non significa che verranno utilizzate esattamente nella forma proposta.
Prima del test bisogna valutare se siano adatte alla procedura.
Una domanda può essere troppo generica, contenere più fatti contemporaneamente, essere interpretabile in modi differenti oppure riguardare qualcosa che il poligrafo non può verificare.
Il mio compito è quindi trasformare, quando possibile, il dubbio del cliente in quesiti chiari e riferiti a fatti determinati.
Le domande utilizzate nel test devono essere conosciute e comprese dalla persona sottoposta all'esame.
Non considero corretto utilizzare domande a sorpresa.
Quante domande si possono fare alla macchina della verità?
Non esiste un numero universale valido per qualsiasi esame e qualsiasi protocollo.
Ma un concetto è fondamentale:
più domande non significano necessariamente un test migliore.
Se una persona arriva con quindici o venti dubbi differenti, tentare di verificarli tutti in un'unica sessione può rendere il test metodologicamente debole e difficile da interpretare.
È preferibile concentrarsi su pochi fatti realmente importanti, formulando correttamente le relative domande.
Il numero effettivo viene quindi stabilito durante la preparazione del test in funzione del caso e del protocollo utilizzato.
Un esempio: sospetto di tradimento
Supponiamo che una persona sospetti un tradimento e chieda:
“Voglio sapere se mia moglie mi ha mai tradito.”
Oppure:
“Voglio sapere se mio marito mi nasconde qualcosa.”
Sono domande comprensibili dal punto di vista personale, ma tecnicamente troppo ampie.
Cosa significa esattamente “tradire”?
Un rapporto sessuale?
Un bacio?
Un incontro nascosto?
Una relazione online?
Uno scambio di fotografie?
E soprattutto: in quale periodo?
Prima del test bisogna quindi definire il comportamento concreto che si vuole verificare e il periodo al quale ci si riferisce.
Una domanda più circoscritta potrebbe riguardare, per esempio, l'esistenza di un determinato tipo di rapporto con un'altra persona durante un periodo definito.
L'obiettivo non è trovare una frase aggressiva.
È eliminare il più possibile ambiguità e interpretazioni differenti.
Una domanda deve verificare un fatto, non un sentimento
Il poligrafo non è adatto a stabilire cosa prova emotivamente una persona.
Domande come:
“Mi ami ancora?”
“Sei attratto da un'altra persona?”
“Vorresti lasciarmi?”
“Mi tradirai?”
non riguardano un fatto concreto già avvenuto.
Sentimenti, intenzioni e possibilità future non sono equivalenti a eventi determinati.
Per questo motivo un test dovrebbe concentrarsi, quando possibile, su comportamenti o eventi chiaramente identificabili.
Non tutte le domande del test hanno la stessa funzione
Un altro equivoco nasce dall'idea che tutte le domande poste durante l'esame siano semplicemente le domande che interessano al cliente.
Non è così.
A seconda della metodologia utilizzata, all'interno di una sequenza possono esserci diverse categorie di domande, con funzioni differenti.
Ci sono le domande direttamente collegate al fatto oggetto dell'esame e altre domande utilizzate all'interno del protocollo per permettere il confronto e l'interpretazione delle reazioni registrate.
Possono inoltre essere utilizzate domande neutre o comunque funzionali alla struttura del test.
Per questo il numero delle domande pronunciate durante una sessione non corrisponde necessariamente al numero dei quesiti che il cliente vuole verificare.
Cosa sono le domande rilevanti?
Le domande rilevanti riguardano direttamente il fatto che costituisce l'oggetto del test.
Se l'esame riguarda un determinato episodio, la domanda rilevante deve essere collegata in maniera sufficientemente precisa a quell'evento.
È su questo punto che la preparazione preliminare diventa fondamentale.
Una domanda mal costruita può comprendere più comportamenti, periodi differenti o termini che le due persone interpretano diversamente.
Prima di iniziare bisogna eliminare, per quanto possibile, queste ambiguità.
A cosa servono le domande di confronto o controllo?
Durante determinati protocolli vengono utilizzate anche domande di confronto.
Nel linguaggio comune vengono spesso chiamate “domande di controllo”, anche se la terminologia e il loro utilizzo possono cambiare in funzione della metodologia adottata.
Il loro scopo non è semplicemente quello di verificare se una persona sappia dire correttamente il proprio nome o la propria data di nascita.
Servono all'interno della struttura dell'esame per confrontare l'andamento delle risposte fisiologiche registrate nelle differenti condizioni previste dal protocollo.
Questo è un concetto essenziale per comprendere il poligrafo:
non si guarda semplicemente se una linea sale quando viene pronunciata una determinata domanda.
Si analizzano i dati registrati secondo una metodologia e attraverso confronti previsti dalla procedura.
Cosa misura realmente il poligrafo?
Il poligrafo registra contemporaneamente differenti parametri fisiologici.
A seconda della strumentazione possono essere monitorate variazioni della respirazione, dell'attività cardiovascolare e della risposta elettrodermica della pelle, oltre ad altri parametri previsti dal sistema utilizzato.
Quando viene posta una domanda, quindi, la macchina non registra “vero” oppure “falso”.
Registra variazioni fisiologiche.
Successivamente queste variazioni vengono analizzate nel contesto dell'intera sequenza.
Una variazione dei parametri significa che la persona mente?
No.
È uno degli equivoci più importanti da eliminare.
Una variazione fisiologica può essere associata a numerosi fattori: attenzione, stress, paura, coinvolgimento emotivo, aspettativa o altre reazioni dell'organismo.
Non esiste un singolo parametro che equivalga automaticamente a:
“questa persona sta mentendo”.
È proprio per questo che il poligrafo viene utilizzato attraverso protocolli strutturati e non interpretando isolatamente una singola reazione.
Cosa significa falso positivo?
Il concetto di falso positivo è importante per comprendere perché nessun test dovrebbe essere presentato come infallibile.
Semplificando, possiamo immaginare una situazione nella quale l'esame porti a interpretare una risposta come indicativa di inganno quando in realtà la persona sta dicendo la verità.
Questo rappresenta un falso positivo.
Ed è una delle ragioni per cui un risultato non dovrebbe mai essere trasformato automaticamente in una sentenza sulla persona.
Cosa significa falso negativo?
Il problema opposto è il falso negativo.
In questo caso il test potrebbe non evidenziare elementi indicativi di inganno nonostante la persona abbia fornito una risposta non veritiera.
Falso positivo e falso negativo sono concetti fondamentali quando si parla di attendibilità.
Qualsiasi metodo di valutazione che non abbia accuratezza assoluta deve essere considerato anche in relazione alla possibilità di errore.
Perché non prometto una percentuale di attendibilità
Online è facile trovare percentuali molto elevate associate alla macchina della verità.
Preferisco non utilizzare una percentuale come promessa commerciale.
L'affidabilità di un esame dipende da diversi fattori: metodologia utilizzata, corretta formulazione delle domande, condizioni del test, qualità delle registrazioni, caratteristiche del caso e interpretazione dei risultati.
Dire semplicemente:
“Il poligrafo è attendibile al X%”
rischia di trasformare un dato riferito a determinate condizioni sperimentali o metodologiche in una garanzia valida per qualsiasi test.
Non funziona così.
Perché il colloquio prima del test è così importante
Una parte importante del lavoro viene effettuata prima di collegare i sensori.
Durante la fase preliminare bisogna comprendere il problema, individuare il fatto centrale, definire i termini utilizzati e preparare correttamente le domande.
Se due persone attribuiscono un significato differente alla stessa parola, il problema deve emergere prima dell'esame.
Nel caso di un presunto tradimento, per esempio, bisogna evitare di scoprire dopo il test che per una persona “rapporto” significava esclusivamente rapporto sessuale mentre per l'altra comprendeva anche altri comportamenti.
La tecnologia non può correggere una domanda formulata male.
Posso arrivare al test con le mie domande?
Sì.
Anzi, può essere utile scrivere preventivamente quali sono i dubbi che si desidera chiarire.
Ma quelle domande rappresentano il punto di partenza, non necessariamente il questionario definitivo.
Durante la valutazione preliminare stabilisco quali quesiti possono essere utilizzati, quali devono essere modificati e quali non sono adatti a un test del poligrafo.
In alcuni casi può essere necessario ridurre il numero delle domande per concentrare l'esame sul fatto realmente importante.
Le domande vengono comunicate prima del test?
Nel servizio che svolgo, la persona sottoposta all'esame deve sapere su cosa viene effettuato il test e comprendere le domande che verranno utilizzate.
La macchina della verità non deve essere trasformata in un interrogatorio a sorpresa.
L'obiettivo è ottenere una procedura controllata, non sorprendere psicologicamente la persona.
Test del poligrafo per sospetto tradimento
Quando il motivo della richiesta è un possibile tradimento, consiglio di non preparare decine di domande.
È molto più utile individuare:
quale fatto ha generato il dubbio;
quale comportamento si vuole verificare;
quale periodo interessa;
eventualmente quale persona o episodio è coinvolto.
Da queste informazioni possiamo valutare se sia possibile costruire un test adeguato.
Non tutte le situazioni lo permettono.
Dirlo prima è preferibile a effettuare un esame che non possa fornire informazioni utili.
Test del poligrafo in Italia
Svolgo personalmente il test del poligrafo – macchina della verità in Italia, esclusivamente su persone maggiorenni che scelgono volontariamente di sottoporsi all'esame.
Prima della sessione viene effettuata una valutazione della richiesta e vengono preparate le domande appropriate al caso.
Il servizio comprende la valutazione preliminare, la preparazione del test, l'esame strumentale e la relazione finale.
Costo del servizio: 2.500 euro, oltre all'eventuale trasferta quando necessaria.
Il test non è una perizia, non costituisce una prova giudiziaria e non viene presentato come uno strumento infallibile.
Per informazioni e disponibilità: