Come avviene una bonifica microspie? Dentro un intervento, passo dopo passo
Come si svolge realmente una bonifica microspie?
Invece di elencare strumenti e caratteristiche tecniche, vi porto idealmente con me durante un intervento: dall'arrivo sul posto fino alla relazione finale.
Perché una bonifica professionale non significa entrare in una stanza con un rilevatore e aspettare che suoni. Ogni fase serve a cercare qualcosa che la precedente potrebbe non vedere.

Si comincia quando l'ufficio è vuoto
Quando interveniamo in aziende o uffici, preferiamo lavorare fuori dall'orario di attività.
Durante la bonifica non devono esserci dipendenti o collaboratori che entrano ed escono. Oltre a noi può rimanere il titolare o una persona espressamente autorizzata.
La riservatezza comincia da qui: se esiste il sospetto che informazioni confidenziali possano uscire da un ambiente, non avrebbe senso far sapere a tutti che stiamo andando a controllarlo.
Prima di entrare parlo con il cliente
La prima conversazione avviene, quando possibile, fuori dai locali da controllare.
Non sappiamo ancora se all'interno esista realmente un dispositivo di ascolto, quindi evitiamo di discutere nella stanza sospetta del motivo della bonifica, delle persone coinvolte o delle informazioni che potrebbero essere state intercettate.
Cerco invece di ricostruire lo scenario: chi ha avuto accesso ai locali, quali sono gli ambienti più sensibili, se sono stati effettuati lavori o manutenzioni e soprattutto perché è nato il sospetto.
Entriamo. Ma io comincio senza strumenti
Mentre il tecnico prepara le apparecchiature, faccio un primo giro degli ambienti.
Osservo prese, alimentatori, lampade, dispositivi elettronici, oggetti e soprattutto la loro posizione.
Non smonto nulla. Sto cercando di capire l'ambiente e confrontarlo con quello che mi ha appena raccontato il cliente.
Solo dopo iniziano le verifiche strumentali.
Prima RF, poi analisi dello spettro
Cominciamo dalla ricerca delle radiofrequenze per verificare l'eventuale presenza di trasmissioni nell'ambiente.
Ma trovare un segnale non significa trovare una microspia. In un ufficio moderno abbiamo Wi-Fi, Bluetooth, smartphone, allarmi e numerosi altri dispositivi radio.
Per questo alla rilevazione segue l'analisi dello spettro: dobbiamo cercare di capire cosa stiamo ricevendo e, quando qualcosa merita attenzione, individuarne la possibile origine.
È anche il motivo per cui un semplice rilevatore RF, da solo, non rappresenta una bonifica completa. Ne parlo nell'approfondimento Come funziona un rilevatore di microspie GSM e perché spesso non basta per trovare una microspia.
E se la microspia non sta trasmettendo?
Terminata la parte RF cambiamo completamente tipo di ricerca e passiamo al rilevatore di giunzioni non lineari (NLJD).
Fino a quel momento abbiamo cercato principalmente ciò che può trasmettere. Adesso vogliamo individuare anche la possibile presenza di elettronica che potrebbe trovarsi nell'ambiente senza trasmettere in quel momento.
Potrebbe essere un dispositivo in standby oppure un registratore che memorizza localmente.
È un argomento che approfondisco anche in Microspie spente o che non trasmettono: si possono trovare?
Termocamera e ricerca delle ottiche
Successivamente utilizziamo la termocamera.
Un dispositivo elettronico alimentato può generare calore. Non significa che ogni anomalia termica sia una microspia: significa che un punto nel quale rileviamo qualcosa di insolito può meritare un controllo ulteriore.
Passiamo poi alla ricerca ottica delle telecamere nascoste.
Una microcamera, per funzionare, deve necessariamente vedere. Controlliamo quindi possibili ottiche e punti dai quali sarebbe possibile riprendere una scrivania, una sala riunioni o un'altra area sensibile.
Linee telefoniche e ispezione fisica
Quando presenti e comprese nell'intervento, vengono controllate anche le linee telefoniche e i relativi punti di collegamento.
Poi torniamo all'ambiente.
Le informazioni raccolte con RF, spettro, NLJD, termografia e ricerca ottica vengono messe insieme e passiamo all'ispezione fisica dei punti che richiedono approfondimento.
È una delle fasi nelle quali l'esperienza dell'operatore diventa determinante.
Uno strumento può indicare un'anomalia.
Bisogna poi capire perché quell'anomalia esiste.
Cosa succede se troviamo davvero qualcosa?
Una domanda che mi viene fatta spesso è: “Se trovate una microspia, la togliete?”
No.
Se individuiamo un dispositivo sospetto, innanzitutto lo documentiamo e lo fotografiamo nella posizione in cui è stato trovato.
Cerchiamo di comprenderne la natura e le caratteristiche e riportiamo quanto riscontrato nella relazione.
Non procediamo automaticamente alla rimozione perché quel dispositivo potrebbe successivamente avere rilevanza per ulteriori accertamenti.
Sarà il cliente, eventualmente insieme al proprio avvocato, a decidere come proseguire e se rivolgersi alle autorità competenti.
Il nostro compito durante la bonifica è individuare, verificare e documentare.
Prima di lasciare i locali: sigilli antimanomissione
Su richiesta possiamo applicare sigilli antimanomissione discreti o invisibili su prese elettriche e altri punti sensibili concordati con il cliente.
La bonifica verifica infatti l'ambiente in quel momento. Se successivamente qualcuno dovesse avere nuovamente accesso ai locali, questi sistemi possono aiutare a evidenziare l'apertura o la manipolazione dei punti protetti.
La bonifica termina con la relazione
Quando chiudiamo le valigie, il lavoro non è ancora terminato.
Prepariamo una relazione finale con le verifiche effettuate, gli eventuali elementi riscontrati e le criticità di sicurezza individuate.
Perché può accadere anche questo:
non troviamo una microspia, ma troviamo una vulnerabilità che potrebbe facilitarne l'installazione in futuro.
Nella relazione indichiamo quindi anche le misure che riteniamo opportuno adottare per ridurre le criticità emerse.
Strumenti, metodo ed esperienza
Una bonifica microspie non è uno strumento.
Durante lo stesso intervento siamo passati dall'osservazione dell'ambiente alle radiofrequenze, dall'analisi dello spettro alla ricerca dell'elettronica, dalla termografia alle ottiche, fino alle linee e all'ispezione fisica.
Ogni fase cerca qualcosa che quella precedente potrebbe non vedere.
Gli strumenti sono fondamentali, ma devono essere utilizzati nel momento giusto e soprattutto bisogna saper interpretare ciò che indicano.
A questo si aggiunge un elemento che considero imprescindibile: la riservatezza.
Chi richiede una bonifica ci permette di entrare negli ambienti più privati della propria abitazione o nei luoghi dove vengono custodite le informazioni più sensibili di un'azienda.
Per questo una bonifica microspie rimane, prima di tutto, un incarico di fiducia.