Operazione Sarissa – La mia esperienza come Capo Cellulare J6 della Task Force 45 in Afghanistan

Tra luglio e ottobre 2009 ho avuto l’onore di servire come Capo Cellulare J6 all’interno della Task Force 45, in supporto all’Operazione Sarissa, uno dei fronti più delicati del teatro afghano.
Un incarico tecnico, ma tutt’altro che secondario: ero responsabile della gestione e sicurezza di tutte le comunicazioni operative. E quando si opera in uno scenario ad alto rischio, con unità speciali italiane e alleate schierate sul campo, le comunicazioni non sono solo un supporto: sono la linea che tiene in vita l’operazione.
📡 Il ruolo del J6 in una Task Force in zona ostile
Nel linguaggio militare NATO, la sigla J6 indica la cellula responsabile delle Comunicazioni e Sistemi Informativi (CIS).
Nel contesto reale, questo significa:
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Pianificare e garantire le radio comunicazioni criptate tra unità operative sul terreno, posti comando, convogli e assetti aerei
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Gestire e proteggere le reti dati (LAN/WAN) per l’invio di immagini, mappe, ordini e intelligence
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Collaborare con gli altri reparti (J2 intelligence, J3 operazioni) per assicurare copertura, interoperabilità e sicurezza digitale
Come capo J6, ero direttamente responsabile di:
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Coordinare il team tecnico sul campo
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Supervisione degli apparati radio
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Monitoraggio di possibili interferenze (jamming) o compromissioni
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Assicurare che ogni operatore in teatro avesse un canale sicuro, funzionale e disponibile
⚠️ Non solo tecnologia: pressione, rischio e responsabilità
In uno scenario come l’Afghanistan, una comunicazione persa può significare una vita persa.
Lavorare come J6 non significava solo programmare apparati o distribuire radio. Significava garantire, ogni giorno, che chi era in missione fuori base avesse un filo diretto con il comando.
Spesso si lavorava sotto pressione, di notte, in condizioni operative reali, con assetti in movimento e necessità di reagire in tempo reale a eventi improvvisi.
Non c’era margine d’errore.
🇮🇹 Un’esperienza che ha forgiato il mio approccio alla sicurezza
L’esperienza in Afghanistan ha segnato in modo indelebile il mio modo di intendere la sicurezza delle comunicazioni.
Oggi, in ambito civile e aziendale, applico lo stesso rigore per:
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proteggere imprenditori e studi professionali da intercettazioni o spionaggio industriale
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gestire analisi di vulnerabilità fisica e digitale
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proporre soluzioni anti-intercettazione concrete, affidabili, e testate sul campo
🧭 Da Kabul al business: cosa resta oggi di quell’esperienza?
Molti anni dopo, quell’incarico resta una delle responsabilità più alte che ho avuto l’onore di assumere.
Mi ha insegnato che la sicurezza non è mai un’app, né un gadget: è un processo, un metodo, una mentalità.
E che la vera competenza nasce solo quando l’hai vissuta davvero, sotto stress, con conseguenze reali.
👤 Nello Di Savio – Esperto in Sicurezza, Ex J6 TF-45
Oggi metto quella stessa esperienza al servizio di privati, aziende, enti pubblici e clienti esposti a rischi concreti.
Perché se hai un dubbio, hai già un problema. Ma hai anche un modo per risolverlo.
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